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Pareggio di Bilancio in Costituzione: recessione per legge

pubblicato il 17 aprile 2012 in: qualcosa di Sinistra

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«Non parlateci di pareggio di bilancio in costituzione, sarebbe come castrarsi da ogni politica economica.» (parola di Pierluigi Bersani, 11 agosto 2011)

Oggi 17 Aprile 2012, il Pareggio di Bilancio è Legge Costituzionale, grazie anche al voto favorevole del PD.

In parole povere si afferma il dominio dei Mercati sugli Indirizzi Politici, ovvero si può dire addio agli investimenti su Scuola, Università e Ricerca oppure su Sanità o su Politiche Sociali: fino al 2014 (a detta di Monti, ma il Fondo Monetario Internazionale dice sia raggiungibile solo nel 2017*) gli Italiani saranno subissati da manovre “lacrime e sangue” con il solo intento matematico-finanziario di ridurre il debito pubblico!
Con buona pace di Keynes, che limpidamente nel 1937 scriveva al Presidente Roosvelt:

«Il momento giusto per l´austerità al Tesoro è l´espansione, non la recessione»

(i principi fondamentali del pensiero economico keynesiano sono ben riassunti su Keynes blog*)


Il premio Nobel Paul Krugman parla chiaro nella sua analisi, pubblicata ieri sul NewYork Times, dal titolo “Il Suicidio Economico dell’Europa“:

«[...] se i leaders Europei volessero davvero salvare l’Euro sarebbero alla ricerca di un percorso alternativo. E questa alternativa è in realtà abbastanza chiara. Il continente ha bisogno di politiche monetarie più espansive, sotto forma di una volontà – una volontà annunciata– da parte della Banca Centrale Europea di accettare un’inflazione leggermente più elevata; ha bisogno di politiche fiscali più espansive, sotto forma di programmi di bilancio in Germania, che compensino l’austerità in Spagna e nelle altre nazioni in difficoltà nella periferia del continente, piuttosto che rafforzarla. Anche con tali politiche, le nazioni periferiche si troverebbero ad affrontare anni di tempi duri. Ma almeno ci sarebbe qualche speranza di ripresa.

Quello che stiamo vedendo in realtà, tuttavia, è completa mancanza di flessibilità. Nel mese di marzo, i leaders Europei hanno firmato un patto fiscale che in effetti vincola  all’austerità fiscale come la risposta a qualsiasi e tutti i problemi. Nel frattempo, i principali funzionari presso la banca centrale stanno a sottolineare la volontà della banca di alzare i tassi al minimo accenno di rialzo dell’inflazione.

Quindi è difficile evitare un senso di disperazione. Piuttosto che ammettere che hanno sbagliato, i leaders Europei sembrano decisi a guidare la loro economia – e la loro società – verso una scogliera. E il mondo intero pagherà il prezzo.»*

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